L’Autore
di questo libro è stato una originale figura di intellettuale
nell’Italia del Novecento. Laureato in diritto e filosofia,
fu magistrato impegnato su più fronti, dalla Procura
di Milano, dove ottenne incarichi di prestigio, alla direzione
delle carceri di Lodi. Svolse una intensa attività
di studi e di confronto scientifico e culturale, battendosi
in particolare per l’abolizione della pena di morte
e per l’umanizzazione del carcere. Questa sua opera,
uscita nel 1956, è in assoluto uno dei contributi più
ricchi dati alla conoscenza del grande dibattito giuridico
sulla pena, sulla riabilitazione del reo e sul rapporto tra
carcere e società. Spaziando da Beccaria alle principali
scuole di pensiero del secondo dopoguerra fino al Congresso
di Ginevra delle Nazioni Unite, essa offre un quadro ampio,
approfondito e sistematico di un tema che, per la sua crucialità,
ha accompagnato la crescita civile delle democrazie occidentali.
Si tratta di un’opera che per molte ragioni (sintetizzate
da Giorgio Galli nella sua Prefazione) mostra tuttora una
vitalità e un’attualità singolari, in
grado di farne, agli occhi del lettore di oggi, un prezioso
classico della materia.
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